© Silvia Piredda 2018

Cos′è la psicoterapia cognitivo-comportamentale?


Questo tipo di psicoterapia serve a dare una risposta alla domanda:

Come i miei pensieri ('cognitivo') su me stesso e sugli altri influiscono sul mio modo di sentire e agire ('comportamentale'), e viceversa?

La psicoterapia cognitivo-comportamentale mette il paziente nel ruolo del protagonista, permettendogli di cambiare il suo modo di pensare e agire.

Questa forma di psicoterapia, a differenza di altre, parte da problemi e difficoltà del presente ('Qui e ora'), per migliorare le condizioni psicologiche proprio nel presente ('Qui e ora'), come punto di partenza per costruire un'immagine più ricca e flessibile di se stessi nel futuro.

L'importanza del passato, come punto di riferimento per le emozioni e i pensieri presenti è comunque sottolineata, ma non è l'elemento centrale e fondamentale.

Studi clinici hanno evidenziato che la psicoterapia cognitivo-comportamentale è utile nell'ansia, nella depressione, nel panico, nell'agorafobia e in altre forme di fobia, nell'anoressia, nella bulimia, nei disturbi acuti da stress e nelle fasi iniziali della schizofrenia.

Come agisce la psicoterapia cognitivo-comportamentale?

Questa forma di psicoterapia richiede una collaborazione attiva e intensa con il terapeuta per aiutarti a dare un senso a problemi che sembrano insuperabili, scomponendoli in parti più piccole, permettendoti poi di capire come sono collegate e come influenzano la tua vita.

Ogni problema, in pratica, può essere osservato e descritto da diversi punti di vista. Il tuo modo di pensare ad una situazione della tua vita può influenzare il tuo modo di sentirti fisicamente ed emotivamente, ma anche il tuo comportamento a riguardo. Esistono modi 'amici' e 'nemici' per te di reagire alla stessa situazione, che dipendono dal tuo modo di pensarci.

Vuoi un esempio?

Hai avuto una giornata pesante e per distrarti vai al parco a fare una passeggiata. Appena entri nel parco, incroci un amico che non vedevi da tempo e che passa dritto, come se non ti vedesse. Questa è la situazione di partenza.

Il tuo modo di pensare a questa situazione può cambiare le tue sensazioni fisiche, le tue emozioni ed il tuo comportamento, come vedrai...

Se il tuo modo di pensare ti porterà a credere come unica spiegazione che il tuo amico abbia voluto ignorarti, sentirai delusione e tristezza e probabilmente sentirai anche stanchezza, malessere e stomaco chiuso. E, una volta tornato a casa, il tuo comportamento sarà evitare ogni confronto con lui, per capire se le cose stiano davvero come pensi, e rimuginare su ciò che è successo e stare peggio, sentendoti ancora più deluso e triste.

Se il tuo modo di pensare ti porterà invece a credere che il tuo amico sembra chiuso in se stesso, come se non stesse bene, allora il tuo modo di sentire sarà preoccupazione per lui, ma sarai a tuo agio con te stesso e, una volta tornato a casa, il tuo comportamento sarà metterti in contatto con il tuo amico per sapere come stia e se qualcosa non vada. Così facendo, starai meglio con te stesso, probabilmente.

La stessa situazione di partenza ha portato a due risultati opposti, in base al tuo modo di pensarci.

Il tuo modo di pensare ha modificato il tuo modo di sentire sensazioni ed emozioni, ma anche il tuo modo di fare.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale permetterebbe appunto di guardare a questa situazione da diversi punti di vista , mettendo in evidenza e interrompendo i tuoi passaggi mentali 'automatici', cioè la tua tendenza a dare un solo significato rigido a ciò che succede, per dare invece un senso più realistico, ampio e flessibile alle situazioni della tua vita. L'obiettivo della psicoterapia cognitivo-comportamentale è fare in modo che, con il tempo, tu sia in grado di fare tutto questo autonomamente.

Come funziona in pratica la psicoterapia cognitivo-comportamentale?

Questo tipo di psicoterapia può essere individuale, di coppia o familiare.

La frequenza delle sedute è una volta a settimana all'inizio, ogni due settimane in seguito.

Le prime sedute servono a capire se il paziente è a suo agio con questo tipo di terapia, perchè alcune persone si trovano meglio con altre forme di psicoterapia.

Il paziente e il terapeuta stabiliscono quali sono gli obiettivi e i problemi da affrontare a breve, medio e lungo termine, partendo sempre dai problemi presenti ('Qui e ora').

All'inizio di ogni seduta il paziente e il terapeuta decidono quale argomento affrontare quel giorno.

Il primo passo consiste nello scomporre con il terapeuta ogni problema in parti distinte, cioè nei pensieri, sensazioni fisiche, emozioni e comportamenti legati al problema che si vuole affrontare.

Il secondo passo è capire insieme al terapeuta se pensieri, sentimenti e comportamenti sono realistici e/o positivi e come ciascuno di questi elementi influenza gli altri.

Il terzo passo è cambiare, con l'aiuto del terapeuta, i pensieri negativi o 'nemici' e sostituirli con pensieri positivi o 'amici' e realistici, allo stesso tempo.

Il terapeuta segue il ritmo e la velocità del paziente in questo cambiamento che richiede tempo.

La psicoterapia prosegue tra una seduta e l'altra, nella vita di tutti i giorni, e il passo più difficile è questo, cioè tradurre la consapevolezza conquistata in fatti e comportamenti coerenti nella vita quotidiana.

Alla fine del percorso, il paziente è in grado di chiedersi se, per esempio, un pensiero autocritico sia eccessivo o utile e di spostare la sua attenzione verso aspetti della sua vita che considera positivi, per mantenere l'equilibrio nei momenti di difficoltà.

Le nuove capacità che il paziente conquista durante la psicoterapia devono essere considerate un investimento per il futuro, dal punto di vista dell'equilibrio emotivo, ma devono essere usate regolarmente per evitare la ricomparsa dei sintomi.

E' comunque possibile che i sintomi ritornino, ma questo fa parte del cambiamento e può essere affrontato rapidamente con altre sedute 'di richiamo'.

Cosa aspettarsi dalla psicoterapia?

Chi va da uno psicoterapeuta in genere spera di trarre benefici immediati dalle sedute e potrebbe correre il rischio di considerare lo specialista una figura magica, che dovrebbe essere capace di cambiare subito la psiche (mente e anima) del suo paziente.

La psicoterapia è la costruzione di un rapporto di fiducia tra psicoterapeuta e paziente, che avviene nel tempo e passa attraverso l' empatia , intesa come capacità di immedesimarsi in un'altra persona, di calarsi nei suoi pensieri e stati d'animo.

La relazione con lo psicoterapeuta inizia sempre con diverse aspettative, come l'idea che un bravo psicoterapeuta debba partecipare emotivamente in modo completo, dichiarato o evidente, come un vero amico, agli argomenti di cui il paziente vuol parlare.

Le aspettative possono diventare forti delusioni se andate dallo psicoterapeuta con l'idea di trovare una persona disposta a compiangervi o a compiacervi, perchè potreste avere la sensazione di non essere capiti davvero, neanche dal terapeuta, e questo sarebbe per voi un buon motivo per lasciar perdere dopo poche sedute.

La psicoterapia serve a capire che è possibile costruire un rapporto nuovo e diverso con una persona, all'inizio proprio con lo psicoterapeuta, ed è giusto lasciare che siano altre persone, con ben altro ruolo, a soffrire apertamente per la vostra situazione.

Ogni paziente ha una percezione soggettiva delle capacità dello psicoterapeuta, spesso influenzata da aspettative poco realistiche (''Lo psicoterapeuta dovrebbe essere sempre a mia disposizione'', ''Lo psicoterapeuta dovrebbe essere sempre d'accordo con me'', ''Lo psicoterapeuta dovrebbe essere raggiungibile in qualunque momento'', ''Lo psicoterapeuta dovrebbe dirmi come devo o non devo comportarmi, quale decisione devo prendere, in ogni momento'') e non sempre coincide con il ruolo reale dello psicoterapeuta.

È indispensabile, quindi, fare una distinzione tra professionalità e disponibilità, dedizione, assistenza . Spesso, tuttavia, il paziente e/o i familiari non hanno nè gli strumenti nè la serenità per fare questo tipo di valutazioni.

Lo psicoterapeuta ha il ruolo dell'osservatore che sottolinea punti di vista nuovi o diversi nel discorso, nel pensiero e nel comportamento del suo paziente, per aiutare il paziente a essere protagonista del suo cambiamento e ad affrontare i suoi limiti.